I nostri marchi

La Nike nasce il 25 gennaio del 1967, nel momento in cui lo studente di economia Phil Knight e l’allenatore della Oregon University Bill Bowerman costituiscono un marchio che importi dal Giappone scarpe sportive: il nome “Nike” viene scelto a richiamare la dea omonima della mitologia greca, simbolo della vittoria.

Le origini dell’azienda, tuttavia, vanno fatte risalire a qualche anno prima, quando Knight apprende da una ricerca di mercato che i prodotti giapponesi hanno delle potenzialità eccezionali sul mercato statunitense, soprattutto per quel che riguarda l’alta tecnologia e le scarpe di atletica. Per questo motivo, nel 1962, insieme con Bowerman egli dà vita alla Brs, Blue Ribbon Sports, costata 500 dollari a entrambi. Attraverso questa società, prende il via la commercializzazione di calzature sportive, che in Giappone sono prodotte da Onitsuka Tiger. Il successo sul mercato statunitense è pressoché immediato, così che Brs decide di dare il via a una linea di produzione propria.

Con la nascita della Nike, la collaborazione con Tiger termina, e i risultati si vedono: nel 1971 i ricavisono nell’ordine dei due milioni di dollari, a fronte degli 8mila dollari dei primi tempi. Nello stesso anno, per altro, la Nike si dota del suo logo simbolo, vale a dire lo “Swoosh”. Esso viene creato da una studentessa della Portland State University, Carolyn Davidson, che segue il corso di grafica, e che realizza il logo su richiesta esplicita di Knight.

Lo swoosh Nike

Lo “Swoosh” richiama la Nike di Samotracia, della quale rappresenta una stilizzazione. La Davidson accetta di lavorare al progetto a un prezzo di due dollari l’ora, quindi presenta l’idea vincente. Lo “Swoosh”, il cui valore è attualmente inestimabile, viene pagato alla studentessa solo 35 dollari (ma undici anni più tardi la Davidson riceverà da Knight numerose azioni dell’azienda e un anello d’oro in segno di gratitudine).

Nike di Samotracia
Nike di Samotracia: il simbolo Nike si rifà al movimento curvo della celebre scultura

Gli anni ’70

Negli anni Settanta, intanto, l’azienda si sottopone a un restyling del sistema produttivo, espandendosi a livello internazionale soprattutto in Australia e, in virtù di accordi di licensing, in Corea e a Taiwan. Il 1978 è l’anno della nascita ufficiale di Nike Inc., ma anche del primo contratto di sponsorizzazione siglato con un grande personaggio sportivo, il tennista John McEnroe.

L’anno successivo, invece, viene messa in commercio Tailwind, vale a dire la prima scarpa da corsa che può contare su Nike-air, il sistema di ammortizzazione brevettato dalla casa americana: una tecnologia che in seguito verrà impiegata per l’intera produzione Nike, migliorata e integrata costantemente, e diventerà il reale punto di forza delle calzature statunitensi.

Nel 1979 Nike copre una fetta eccezionale del mercato statunitense, pari al 50 % nel settore delle scarpe da corsa, e presenta un fatturato di circa 150milioni di dollari. L’azienda, che impiega poco più di 2700 dipendenti, viene quotata in borsa l’anno seguente, con due milioni di azioni ordinarie come offerta al pubblico. Il momento economico è senza dubbio felice, e lo confermano i 270 milioni di dollari di ricavi.





Gli anni ’80

Ormai nel panorama internazionale Nike International Ltd. ricopre un ruolo fondamentale: le esportazioni in più di quaranta Paesi permettono, nel 1984, di sfiorare il miliardo di dollari di fatturato. Alla crescita economica non può che corrispondere, naturalmente, una crescita di prestigio. Merito anche degli atleti sponsorizzati Nike, che ottengono risultati di altissimo livello: da Carl Lewis e Joan Benoit, senza dimenticare Alberto Salazar, vincitore della maratona di New York.

Il 1988 è un anno fondamentale per due motivi: sia perché si supera il miliardo di ricavi (passando dagli 877 milioni di dollari del 1987 ai 1200 milioni dell’anno successivo), sia perché prende il via “Just do it”, la campagna pubblicitaria più importante del marchio americano. Si tratta di un’incitazione semplice ma efficace, che invita le persone a lavorare e faticare per non perdere di vista i propri sogni.

Mentre gli anni Ottanta si concludono con un fatturato superiore ai due miliardi di dollari (merito anche dei 5300 dipendenti sparsi in tutto il mondo), gli anni Novanta si aprono con un’espansione geografica ancora più forte.


Gli anni ’90

L’impegno verso temi ambientali e sociali viene affiancato alla ricerca di nuovi prodotti, come le calzature per il fitness e per l’attività fisica da effettuare negli ambienti chiusi. Nell’ultimo decennio del Novecento, inoltre, lo sponsor Nike campeggia sull’abbigliamento dei campioni più conosciuti: Pete Sampras e Andre Agassi nel tennisMichael Jordan nella pallacanestro, Michael Johnson e Carl Lewis nell’atletica, la nazionale brasiliana di Ronaldo nel calcio.

Foto di Andre Agassi
Una foto di Andre Agassi negli anni ’90

Diversi programmi improntati alla sensibilizzazione ambientale vengono promossi, anche attraverso il Codice di Condotta istituito nel 1992, che obbliga tutti i licenziatari e partner Nike del mondo a garantire precisi standard di comportamento che assicurino un livello salariare adeguato ai dipendenti. La responsabilità sociale dell’azienda trova conferma anche in PLAY, progetto il cui acronimo significa “Participate in the lives of America’s youth”, che si propone di sostenere attività ricreative e sportive tra le generazioni più giovani.


Anni recenti

Annualmente, Nike regala a organizzazioni no profit il 3% del fatturato mondiale: una beneficenza effettuata tramite denaro o prodotti specifici. Solo nel 2004, la somma complessivamente donata supera i 37 milioni di dollari. Nello stesso anno, per altro, viene lanciato Livestrong, il braccialetto giallo messo in commercio dalla “Lance Armstrong Foundation”, la fondazione dell’ex ciclista Lance Armstrong, finalizzata a finanziare la ricerca contro il cancro. Indossato in un primo momento soprattutto dagli sportivi, al Tour de France e agli Europei di calcio, il braccialetto si trasforma in una moda, esibita da divi dello spettacolo, calciatori e vip.

Nel frattempo, i ricavi economici hanno continuano a crescere: il 2004 si chiude con più di dodici miliardi di utili, e una crescita di più del 12% rispetto all’esercizio dell’anno prima. Nello stesso anno, Philip Knight, fondatore dell’azienda, lascia il proprio posto a William Perez, che diventa direttore esecutivo, Ceo e presidente; Knight conserva solo la carica di presidente del Cda.

Negli ultimi anni, Nike prosegue nel suo doppio progetto commerciale e sociale, mettendo al primo posto valori come l’innovazione, la creatività e l’impegno, in una costante ricerca che si propone di favorire l’ispirazione di ogni atleta nel mondo.


 

La storia dell’Adidas prende il via nel 1920, a Herzogenaurach, una piccola località non lontana da Norimberga, in Germania. Qui, Adolf Dassler comincia a pensare a realizzare delle scarpe specifiche per fare sport: si tratta di una novità assoluta, che diventa ancora più importante quando Adolf pensa a scarpe specifiche per ogni sport. Dassler, quindi, pianifica la creazione di scarpe pensate per l’atletica: egli, infatti, è a sua volta un atleta, e nel giro di poco tempo dimostra a tutti la qualità delle sue intuizioni.

Le scarpe alle Olimpiadi

Così, in occasione delle Olimpiadi di Amsterdam in scena nel 1928, gli atleti in gara indossano per la prima volta delle scarpe munite di “spikes”, vale a dire tacchetti, in grado di regalare prestazioni eccezionali grazie a una migliore presa rispetto alle calzature tradizionali.

Jesse Owens
Jesse Owens (1936)

La prima atleta ad aggiudicarsi una medaglia d’oro indossando scarpe nate dall’ingegno di Adolf è Lina Radke, che vince gli ottocento metri stabilendo il nuovo primato mondiale. Dassler, così, riesce a far conoscere in tutto il mondo le sue creazioni, dopo aver aperto, quattro anni prima (nel 1924) insieme al fratello Rudolf, la “Fabbrica di Scarpe dei fratelli Dassler” (Gebrueder Dassler Schulfabrik), un negozio che vende articoli sportivi.

Dassler ottiene grandi soddisfazioni grazie alle sue idee, e così inizia a pensare anche a scarpe per altri sport: nel 1931, per esempio, è la volta delle scarpe da tennis. Alle Olimpiadi di Berlino del 1936 il campione Jesse Owens indossa scarpe firmate da Dassler, ed è anche grazie a esse che conquista quattro ori a cinque cerchi.

Adidas e Puma

L’anno successivo, la scarpe Dassler possono essere utilizzate in undici sport differenti, per un totale di trenta modelli: la scarpa sportiva moderna è ormai famosa. Le cose, tuttavia, vanno bene dal punto di vista professionale, ma non da quello personale: Adolf, infatti, continua a litigare con suo fratello Rudolf, anche a proposito delle modalità di gestione dell’azienda. I due, così, rompono e si separano: ognuno decide di fondare una propria azienda. È il 1948: Rudolf fonda una fabbrica chiamata Puma, mentre Adolf dà ufficialmente vita all’Adidas (il cui nome arriva da Adi, il soprannome con cui Adolf viene chiamato dagli amici, e dalle prime tre lettere del suo cognome).

Adolf Dassler mentre sistema i tacchetti di un paio di scarpe da calcio
Adolf Dassler mentre sistema i tacchetti di un paio di scarpe da calcio

Costantemente impegnato nello sviluppo della nuova azienda, Dassler si dedica in particolar modo alle scarpe da calcio, e così nel 1950 dà vita alle Adidas Samba, progettate in maniera particolare per gli allenamenti quotidiani dei giocatori. Ai Campionati del Mondo di Svizzera 1954 i giocatori della Nazionale tedesca calzano scarpe Adidas: a Berna, in occasione della finale, c’è anche Adolf, che alla fine del primo tempo si precipita negli spogliatoi per modificare la forma dei tacchetti e adattarli al terreno bagnato dalla pioggia.



La Germania sconfiggerà l’Ungheria e si laureerà campione del mondo, e Dassler, in virtù dei tacchetti intercambiabili delle sue scarpe, diventerà un eroe al pari dei calciatori.

L’invenzione delle sponsorizzazioni sportive

Adidas inventa, nel contempo, la sponsorizzazione sportiva, e si pubblicizza grazie ai calciatori che equipaggia. Per la fabbrica tedesca viene addirittura inventato il retronimo “All Day I Dream About Sports”, a dimostrazione della sua fama, confermata – per altro – dal fatto che più del 70 % degli atleti che partecipano alle Olimpiadi di Roma vestono Adidas. Vestono, perché nel frattempo si è deciso di puntare anche sull’abbigliamento sportivo: ne sono testimonial, tra gli altri, anche Dick FosburyMuhammad AliFranz BeckenbauerJesse Owens e Sepp Herberger.

Adidas così inizia, progressivamente, a prendere le caratteristiche che oggi le riconosciamo: per esempio le tre strisce laterali, pensate per favorire la stabilità delle scarpe, e che nel giro di poco tempo divengono un segno riconoscibile del marchio Adidas, al punto da essere riprese anche nei capi di abbigliamento. Le sponsorizzazioni della casa tedesca vanno oltre lo sport, come dimostrano i vestiti sportivi di Bob Marley: la moda detta legge, e l’idea di sponsorizzare un personaggio famoso (non necessariamente uno sportivo, ma anche un musicista) garantendosi i diritti esclusivi per la sua immagine rappresenta un’intuizione fantastica.

Il genio di Adolf Dassler

La mano di Adolf, in ogni caso, si rivela indispensabile anche nel momento in cui Adidas diventa una macchina da centinaia di milioni di dollari. Per esempio, durante le Olimpiadi di Montreal 1976. Dassler sta guardando in tv le batterie di qualificazione dei quattrocento metri piani: nota nel movimento del cubano Alberto Juantorena qualcosa di strano, uno scivolamento verso l’esterno nelle curve. Adolf chiama i tecnici inviati in Canada per far sì che controllino le scarpe dell’atleta centroamericano: i chiodi regolabili singolarmente, novità messa a punto da Adolf per le Olimpiadi canadesi, sono stati involontariamente manomessi, e la loro altezza è stata aumentata. Ad accorgersene non è stato Juantorena, ma Dassler, dall’altra parte del mondo, attraverso uno schermo televisivo. È la conferma del genio.

Una fotografia firmata Adi Dassler
Una fotografia firmata Adi Dassler

Adolf Dassler muore due anni dopo, il 6 settembre 1978, lasciando al mondo un’eredità di circa settecento brevetti. Adidas, naturalmente, continua la sua cavalcata anche senza il suo fondatore. Oggi l’azienda tedesca è uno dei leader nel settore, e, dopo aver acquistato l’inglese Reebok, è seconda solo al gigante Nike.

Un modello Adidas SambaI modelli storici di Adidas sono sempre più in voga, grazie alla voglia di vintage dei consumatori, e nel catalogo della casa tedesca resistono modelli come CampusSuperStar e Samba che hanno fatto la storia per decenni, con fantasie e colori differenti.

 

Tempo Libero

Per il tempo libero Liu Jo ha pensato ad un abbigliamento sportivo arricchito da capi ultra contemporanei: una combinazione perfetta tra fashion e functional attitude in equilibrio tra mood sporty e stile glamour. Gli accessori must sono borse e scarpe sportive per creare total look quotidiani e off-duty.


 

SPORT ED ELEGANZA. TECNICA E PASSIONE.

La storia di Colmar raccontata dal Presidente,

Mario Colombo.

La nostra azienda nasce dall’intuizione dei miei nonni paterni Mario e Irma, che nel 1923 decisero di cambiare i loro destini, passando da impieghi fissi all’affascinante mondo dell’impresa personale.

Fondarono quindi la Manifattura Mario Colombo, che avrà come oggetto la produzione di ghette e cappelli da uomo, che erano tanto alla moda in quei tempi ed erano la particolare specialità dell’industria di Monza.

Ecco quindi che più di 90 anni fa esordisce la “propiaggia” del Chigneu, il soprannome di mio nonno e che in dialetto monzese significa cuneo, da quel cuneo di legno che si usava per tagliare i coni di feltro meno compatti e che erano destinati alla confezione di ghette.

Il nome COLMAR nasce quando il nonno Mario, in compagnia di alcuni amici, discute del nome da dare al marchio e scrive alcune proposte su un pacchetto di sigarette. Viene scelto l’acronimo delle prime 3 lettere di cognome e nome.

Dal 1923 al 1936 la nostra azienda continuò a crescere fino ad impiegare centinaia di maestranze. Superammo bene anche la crisi del ’29 e la nostra clientela cresceva soprattutto sui mercati esteri, come Persia ed Egitto.

L’ambizione colonialista del regime fascista portò l’Italia alla guerra d’Etiopia, con le conseguenti sanzioni decretate dalla Società delle Nazioni, che in pratica inibirono l’export e soprattutto la possibilità di esigere i crediti acquisiti all’estero.

L’azienda vive un forte momento di crisi, ma arriva in aiuto il cugino Edoardo Sala, dirigente del Cotonificio Fossati Bellani, che suggerisce di trasformare la nostra produzione dal cappello alle tute da lavoro, utilizzando un cotone prodotto con successo dal Cotonificio chiamato Massaua 10.

COLMAR E LA NEVE

Questo cotone, decatizzato e trattato con agenti chimici per renderlo resistente ai lavaggi e irrestringibile, si rivela adatto anche per i primi pionieri dello sci gli “skiatori” e i primi flirt di Colmar con la neve nascono quasi per caso negli Anni Trenta, quando ad esempio Colmar realizza per Leo Gasperl, il primo detentore del record di velocità su Chilometro Lanciato (136,336 km/h, nel 1936), il “Thirring” (detto anche “pipistrello”), un mantello speciale che si gonfia sulla schiena e somiglia all’ala di un deltaplano.

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Scoppia la Seconda guerra mondiale e nel 1943 il nonno soffre di una paresi.

Nel febbraio dell’anno successivo, per le conseguenze di un intervento chirurgico, Mario Colombo muore, lasciando ad Irma il compito di proseguire l’impresa nel pieno della tempesta bellica.

Alla fine del conflitto l’azienda è ancora in piedi, ma non ci sono più le industrie da vestire con le tute da lavoro. La soluzione viene dalla vittoria del bando di gara per la fornitura di divise sahariane per la Legione Straniera Francese: in parecchie case monzesi le macchine da cucire sferragliavano per aiutarci a coprire la richiesta di fornitura. Inoltre per una serie di concause cominciamo a fare le tute per alcune compagnie petrolifere che stanno aprendo distributori di benzina in tutta Italia.

Intanto Giancarlo e Angelo entrano in azienda e la vocazione per la montagna cresce ulteriormente. Nel 1947, Gian Vittorio Fossati Bellani diventa direttore tecnico della nazionale di sci e di conseguenza si apre per noi la possibilità di fornirla con l’equipaggiamento tecnico: così dal 1948 nasce il nostro rapporto con la FISI (Federazione Italiana Sport Invernali), destinato a durare interrottamente sino al 1992.

In questi anni nasce l’Olimpionica, la mamma di tutte le giacche a vento, realizzata in popeline impermeabile, con tascone e marsupio, le maniche ampie e il cappuccio.

Le due stelle di quel tempo erano Zeno Colò e Celina Seghi, entrambe provenienti dall’appennino Abetonese.

Zeno Colò fu determinante per il nostro lancio definitivo nel mondo tecnico della neve, in quanto avendo la necessità di un capo aerodinamico ci spinse a fare la guaina Colmar, che fu il nostro cavallo di battaglia per più di un decennio.

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Mia nonna riceveva il Sig. Colò nel suo salotto e fra un tè e parecchi pasticcini, gli chiese come potesse fare per rendere la giacca da sci più confacente alle esigenze di chi si lanciava a capofitto nelle discese. L’abetonese disse che l’inconveniente maggiore era lo sbattimento al vento del tessuto.

La nonna aveva, come tutte le donne del tempo, la sua bustaia che utilizzava la fianca per rendere più confortevole e aderente al corpo il capo intimo.

Eureka! Inserimmo dei fianchetti di quel materiale nelle giacche di popelin e la magia fu fatta.

NELLA STORIA DELLO SCI

Così alle Olimpiadi di Oslo ’52 Zeno indossa il primo capo aerodinamico da sci: una guaina aderente in nylon con fianchi e gomiti in tulle bielastico. Zeno domina la discesa libera e la guaina diventa un best seller per molti anni, rimanendo in produzione fino al 1972.

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Fu un successo che, però, portò ad una conseguenza importante per la carriera dello sciatore toscano: per migliorare l’immagine marketing del nostro prodotto inserimmo la foto di Colò nella busta della confezione.

Per questo fatto e per uno analogo legato ad uno scarpone, Zeno fu squalificato con l’accusa di professionismo e praticamente a 34 anni la sua carriera si concluse.

Per i seguenti 10/15 anni la nazionale italiana non brillò più e fu il momento di atleti come Stein Eriksen, Toni Sailer, Karl Schranz e Jean Claude Killy, che dominavano le piste da sci.

Nel frattempo la nostra azienda affiancava all’attività produttiva quella commerciale, importando articoli sportivi e distribuendoli sul mercato italiano: la nostra crescita come importatori e distributori, unita all’inizio dell’esportazione dei nostri prodotti, ci portava a frequentare le più rilevanti fiere di settore e a incontrare gli operatori più importanti del mercato.

L’amore di Colmar per lo sci intanto non viene mai meno e continuiamo a ricercare e sviluppare tessuti performanti ed è proprio con una speciale tuta Colmar che nel 1964 Luigi Di Marco batte a Cervinia il record di velocità del Chilometro Lanciato con oltre 174 km/h.

Passano gli anni e nel mondo dello sci italiano due cugini della Val Venosta, Roland e Gustav Thoeni, ricominciavano a fare sognare i tifosi azzurri con fior di risultati in Coppa del Mondo.

Roland, più estroverso e amante della bella vita, esaurì brevemente la sua potenzialità agonistica. Il più riservato Gustav, diventò il Campione degli inizi Anni Settanta ed ebbe la carriera che tutti conosciamo, rimanendo uno dei miti dello sci alpino.

PER NOI INIZIA IL SOGNO DELLA VALANGA AZZURRA

diretta da Mario Cotelli, allenata da Oreste Peccedi e con protagonisti come Piero Gros, Erwin Stricker, Helmut Schmalz e tanti altri. Lo sci diventa lo sport del momento e l’azienda sale sul podio con i fuoriclasse italiani alle Olimpiadi di Sapporo nel 1972, di Innsbruck nel 1976 e ai Mondiali di St. Moritz nel 1974. La ricerca è sempre più serrata, attenta ai materiali, alle linee, ai piccoli dettagli. Per vincere la sfida con i centesimi di secondo, i nostri prodotti da gara entrano nelle gallerie del vento della Fiat e della Moto Guzzi, mentre le fibre vengono testate in collaborazione con il Politecnico di Milano. La guaina da gigante è bellissima. Stricker, il più estroverso tra gli azzurri, la battezza “la ceffa”.

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Il dicembre del 1973 vide il mio debutto a Val d’Isere come promoter del marchio Colmar in Coppa del Mondo e l’inizio di una grande amicizia con campioni come Piero Gros e Paolo De Chiesa, che ancora oggi ci permette di entusiasmarci per le gare di sci e quelle di golf.

In quegli anni nasce il celebre slogan “In caso di neve, Colmar” e dal 1978 cominciammo anche ad editare e distribuire il nostro House Organ “In caso di neve” che ci farà poi approdare al Colmar Show, che fu riconosciuto come uno degli avvenimenti di comunicazione più innovativi della fine Anni Settanta.

Il Colmar Show era una manifestazione itinerante che si svolgeva durante l’inverno nei teatri di tutta Italia e univa cabaret, balletti, sfilate di prodotti e dimostrazioni sportive. Vi parteciparono personaggi come Mike Bongiorno, Claudio Lippi Gianfranco D’Angelo, Leroy Gomez, Enrico Beruschi e tanti altri.

I biglietti erano dati ai nostri dettaglianti, che avevano l’esclusiva per invitare i loro clienti, amici, parenti. Fu un vero successo che permise veramente di capire la valenza di eventi che potevano essere a base di contenuti sportivi, ma che avessero anche contenuti legati allo showbiz.

Nel 1985 i Campionati del Mondo di sci alpino vengono destinati a Bormio e per noi fu una scelta naturale diventare uno dei main sponsor e dedicare una giacca speciale all’avvenimento. La giacca Bormio rimane uno dei prodotti da me preferiti: un guscio di cotone/poliammidico, impermeabilizzato con all’interno un piumino d’oca completamente staccabile.

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In quei 15 giorni di manifestazione organizzammo parecchie attività di contorno, come la casa Colmar dove esponevamo tutti i nostri prodotti e poi, all’ora dell’aperitivo,ideammo uno dei più ricchi happy hour avvalendoci della collaborazione di un famoso distributore di vini e di un noto ristoratore milanese di quegli anni.

Per sfruttare appieno le nuove potenzialità commerciali della televisione, quell’anno abbiamo fatto anche una corsa contro il tempo per cambiare il logo aziendale, sostituendo il bollo rosso con una versione orizzontale del marchio dove la parola Colmar è preceduta da un fiocco di neve stilizzato.

Erano anni di magri risultati per i nostri atleti e in occasione di quella manifestazione capimmo l’importanza degli spazi pubblicitari sulle piste delle competizioni di sci.

LA BOMBA DEGLI ANNI ‘80 - ’90

Poi nel 1987 esplode la Bomba, Alberto Tomba e per noi è un boom di vendite.

Nel 1990 si conferma anche la classe immensa di Deborah Compagnoni e per noi la sponsorizzazione della nazionale di sci diventa il centro della nostra comunicazione e delle attività di marketing.

Ma, come spesso accade, i periodi di euforia finiscono in maniera traumatica e con conseguenze importanti sul corso della nostra storia aziendale.

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Nell’estate del 1992, quando ormai tutte le decine di migliaia di repliche dei capi legati alla nazionale sono in produzione, il nostro rapporto decennale con la FISI si interrompe in maniera improvvisa e imprevista. Per l’azienda fu un duro colpo economico, d’immagine e di credibilità nel mondo dell’articolo sportivo.

Ci rimboccammo però subito le maniche e dal 1993 abbiamo cominciato a investire sulle gare di Coppa del Mondo, acquisendo i diritti su pettorali, casette di partenza, finish area, striscioni lungo la pista e ottenendo così una buona visibilità e riaffermando la notorietà del nostro marchio nel mondo.

Il nuovo millennio ci ha messo di fronte a sfide importanti: nuovi brand nostri diretti competitor, i grandi brand dell’articolo sportivo che sono sempre più grandi e hanno enormi possibilità di marketing, le catene internazionali che possono sfruttare economie di scala molto più della nostra azienda, che rimane legata al territorio e alle radici familiari.

Tutte queste sfide ci fanno da stimolo e memori della nostra storia e della passione che ci lega al mondo sportivo continuiamo con successo l’attività nel mondo della neve e grazie all’impegno nella ricerca è uno dei migliori produttori al mondo di capi performanti e tecnologici, di design e alla moda.

LE SPONSORIZZAZIONI NEL GOLF

La nostra esperienza in fatto di abbigliamento tecnico, il mio amore per il golf e la conoscenza del mercato ci hanno portato a produrre dal 2010 abbigliamento specifico per questo sport. Come per lo sci, fin da subito ci siamo avvalsi anche dell’esperienza dei professionisti per cercare di produrre capi sportivi performanti. Ad oggi abbiamo quattro giocatori che giocano sullo European Tour e vari nei campionati minori.LE SPONSORIZZAZIONI NELLO SCI

Nel mondo dello sci siamo attivi più che mai. Continuiamo a sponsorizzare le gare di Coppa del Mondo, anche se ormai non le seguo più io direttamente da un po’, vestiamo importanti ambassador, oltre gli amici Piero Gros e Paolo De Chiesa, fanno parte della nostra squadra grandi dello sci come Kristian Ghedina, Giorgio Rocca, Daniela Ceccarelli.

Soprattutto ci siamo ributtati nella sponsorizzazione delle squadre nazionali, contribuendo ai trionfi di Ivica Kostelic negli anni passati e dal 2011 siamo fornitori ufficiali della Squadra Francese di Sci Alpino, con cui lavoriamo molto bene. Da un paio di stagioni sponsorizziamo anche la nazionale del Liechtenstein, vestendo Tina Weirather.

E siccome lo sci è uno sport magnifico e in continua evoluzione, lavoriamo anche con i giovani freeskier, cercando di seguire anche le nuove discipline più entusiasmanti. Ad esempio sponsorizziamo la nazionale francese di Ski Cross e tanti giovani atleti come Luca Tribondeau e Richard Amaker.COLMAR ORIGINALS

Da un’intuizione tanto semplice quanto vincente nel 2009 nasce la linea Colmar Originals, che riprende il logo vintage e reinterpreta in chiave attuale le linee e le atmosfere dei nostri prodotti storici. Questa linea ci ha permesso di ampliare l’offerta con un prodotto lifestyle in grado di attrarre l’attenzione del grande pubblico. Se chi è nato fino gli Anni Ottanta ci ricorda soprattutto per i nostri capi tecnici da sci, le nuove generazioni probabilmente ci conoscono di più per i piumini con il bollo rosso, il logo originale dell’azienda usato fino al 1985. Il successo e le evoluzioni di Colmar Originals nelle stagioni, hanno portato allo sviluppo di una collezione completa che all’affermato piumino affianca prodotti in grado di completare il guardaroba creando un vero e proprio total look. Colmar Originals è una linea urban-lifestyle, trendy, d’ispirazione sportiva. Le radici e i valori più positivi dello sport non vengono dimenticati, anzi, linee, materiali e fit derivano proprio dal DNA e dalla storia quasi centenaria di Colmar.Oggi al timone dell’azienda siamo io, mia sorella Laura e i miei cugini Giulio e Carlo (figli di Angelo). Inoltre da qualche anno, è entrato in azienda, come primo rappresentante della quarta generazione, mio figlio Stefano. Se avete avuto la pazienza di leggere la nostra storia fino qui, avrete capito che il nostro destino è saldamente legato allo sport. Continuiamo a fare ricerca e sviluppo, entriamo ancora in galleria del vento per testare i tessuti, ascoltiamo gli atleti per dar loro l’abbigliamento più performante possibile.

Per questo le sfide dei prossimi anni saranno quelle di continuare a produrre abbigliamento sportivo di qualità e perché no, lasciare che qualche altro sport e sportivo faccia capolino, magari anche per un caso fortuito, nella grande famiglia che è Colmar.


 

STORIA DI UN BRAND

CMP è frutto di una storia cominciata più di 50 anni fa, quella di Maria Disegna e dei suoi figli Andrea, Mario, Antonio, Silvano e Giorgio. La storia di una famiglia che, grazie alla passione e dedizione continua al lavoro, crea solide basi per un’azienda leader nel tessile e nell’abbigliamento. Oggi il Gruppo F.lli Campagnolo è sinonimo di grande tradizione manifatturiera, ricerca ed innovazione tecnologica, qualità che trovano la loro massima espressione in CMP, brand dedicato al mondo sportwear, e lo rendono uno dei marchi leader del settore.

Amare la natura, la vita all'aria aperta ed il nostro lavoro sono da sempre i valori che ci contraddistinguono. Facciamo capi performanti e adatti a tutte le condizioni climatiche perché possiate godervi ogni attività e momento delle vostre giornate: dallo sci all’outdoor, alla vita dinamica di città. Niente vi scalderà meglio delle nostre giacche in piuma naturale, vi proteggerà come i nostri Softshell, vi darà tutto il comfort e la morbidezza del nostro pile. Le collezioni CMP offrono infinite combinazioni cromatiche che, oltre a rendere abbinabili tra loro tutti i nostri capi, vi permetteranno di trovare sempre quella più in sintonia con la vostra personalità.

“Real People. Real Products.” è l'idea che ci rappresenta: raccontiamo la storia di uomini e donne reali, che ogni giorno vivono intensamente le loro passioni e il loro lavoro in contesti in cui il nostro prodotto trova il suo miglior utilizzo.

Ci prendiamo cura di voi in ogni momento. Tutta la filiera è controllata: dalla scelta di fornitori per le materie prime che rispettino precisi codici di condotta a garanzia di qualità e sicurezza, al processo produttivo fase dopo fase, fino al prodotto finito. Da oltre 20 anni, per il pile di nostra produzione, abbiamo ottenuto la certificazione OEKO-TEX® Standard 100, che garantisce l’assenza di sostanze tossiche per l’uomo e nocive per l’ambiente secondo restrittivi parametri di qualità e innocuità.

Benvenuti nel nostro mondo: dove l'amore per la natura e per la vita sana si fondono a stile e colore per creare capi dai contenuti tecnologici all'avanguardia.


 

Chi siamo

Hydrogen è uno dei marchi leader nel comparto del Luxury Sportswear. Il brand, fondato nel 2003 dal designer Alberto Bresci, si distingue per essere la prima azienda a produrre uno sportswear di lusso, anche in co-branding con marchi d’eccellenza non strettamente legati al mondo fashion. Fin dall'inizio Hydrogen lavora con marchi come K-Way®, Superga®, Fiat, Mv Agusta, Lotus, Wally Maxy Yacht, Automobili Lamborghini, Alfa Romeo, Gruppo Perfetti, Sartoria Luigi Bianchi Mantova, Henderson, JPLUS, Duvetica. Ad ispirare Bresci fu una vecchia camicia in jeans appartenuta all’avvocato Gianni Agnelli, la "Camicia Avvocato" divenuta capo iconico del brand. Attualmente le linee sono Hydrogen Man, Hydrogen Woman, Hydrogen Kids, Hydrogen Tennis, Hydrogen Eyewear.

Lo stilista

Alberto Bresci, classe 1977, stilista e mente creativa di Hydrogen, brand che, dal 2003 ad oggi, si impone a livello internazionale come icona del Luxury Sportswear - stile che caratterizza le sue collezioni esclusive, anticonformiste - distinguendosi per un’idea assolutamente innovativa: il co-branding, per fondere abbigliamento e marchi d'eccellenza. La scelta del nome sa di provocazione: “Hydrogen - spiega Bresci - è il combustibile del futuro. Convinto che nei prossimi decenni le auto andranno ad idrogeno, era un modo per augurarmi un futuro vincente e per suggerire un’idea di moda più audace capace di mixare una giacca doppiopetto super elegante con un paio di pantaloni della tuta e creare quindi un luxury sportswear unico nel suo genere”.


 

DEHA, PER TUTTE LE DONNE CHE SONO IN OGNI DONNA #FEELINGFEMININE

Ogni donna è: mamma, professionista, moglie, sexy, seducente, sportiva, frivola, divertente, innamorata...

DANCE

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HARMONIC

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ACTIVE

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Nei rivoluzionari anni sessanta, mentre il design e la moda italiana conoscevano un momento di espressione straordinaria, avveniva l’incontro tra un giovane atleta Raimondo Tauro ed un giovane designer Renato Vendramel.

Da questo incontro nasce nel 1967 la Meeting Group S.p.A., una dinamica realtà trevigiana, diventata in breve leader nel mercato premium dello sportswear italiano. Grazie ad un importante know-how maturato negli anni ed al prezioso contributo di figure di eccellenza nel settore tessile, l’azienda gestisce da sempre l’intera filiera: dalla creatività stilistica alla modellistica, dalla produzione alla distribuzione commerciale.

Lo sportswear made in Italy, nato per sfida, diventa così realtà. Un trend sempre più attuale ed in grande espansione che porta oggi il nome DEHA.

DEHA, nata nel 2005 come celebrazione del mondo della danza ed evoluta in un total look, si è affermata rapidamente grazie al suo stile riconoscibile ma mai urlato, caratterizzato da qualità e morbidezza, ma allo stesso tempo esaltando la femminilità.

DEHA è distribuito in più di 1.500 multibrand stores worldwide e nei più prestigiosi department stores internazionali con shop-in-shop.